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Vivere di ossessioni

Lunedì, 01 Giugno 2015 14:58
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Un giorno, ormai lontano, qualcuno mi disse “Tu non sarai mai una grafica, questo lavoro non fa per te, cerca altro.”
Quel giorno avevo 19 anni, appena diplomata, piena di fiducia, sognavo un futuro di trionfi (succede, quando si è giovani).
Capirete che effetto dirompente ebbe su di me quella frase.
MOLLARE! Qualcuno, senza nemmeno conoscermi tanto, mi diceva di mollare ancor prima di aver iniziato, ancor prima di tutto. Forse qualcun altro si sarebbe arreso subito, forse lo avrei fatto anch’io se non fosse stato per l’ossessione dolorosa che avevo per questo “mestiere”.

“[…] perché io sono io, e perché sono qui e non lì […]” *

La gente è cattiva, mi dissi. E non mollai. Iniziai a studiare, dapprima seguendo un corso a Roma poi comprando tanti saggi e manuali di grafica. A poco a poco incominciai a prendere coscienza di me e che mollare non era il mio futuro.
Ora è ora, metticela tutta, mi dicevo.
Delusioni? A iosa. Ma dopo ogni delusione ritornava, come un’epifania, l’ossessione per nuovi progetti, studiare nuove soluzioni, riuscire a dare vita a qualcosa che prima non esisteva.

Questa Regola n. 4 è dedicata a chi, dinanzi a una delusione, ha la tentazione di mollare. No, non arrendetevi.
Diventate degli abili giardinieri, potate ciò che vi sembra superfluo, create innesti del vostro talento, alimentate con nuovo concime le vostre passioni. Datevi il tempo necessario per crescere e quella piccola pianta diventerà un albero robusto e fiorito.

“[…] il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? […]” *

Il vuoto e l’angoscia fateli durare poco, il bianco e nero saranno soltanto una contrapposta visione della vita vissuta in una caleidoscopica ossessione.

Anche se ognuno di noi è spesso rintanato in una solitudine digitale, vorrei che questo post diventasse un istante vivo, una goccia di fiducia nell’oceano di parole virtuali condivise.

Questa volta nessun libro mi ha ispirato o dato la giusta scintilla. Questa volta è stato un film, ascoltato in radio, ad alimentare ciò che scrivevo. Qualcuno storcerà il naso, ma lo farà solo se non conosce Hollywood Party, il programma radiofonico di Rai Radio3, dedicato al cinema. Bene, domenica sera per “Il cinema alla radio” hanno trasmesso Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders.

Tra quello che scrivevo e le parole che ascoltavo mi è sembrato nascesse un matrimonio perfetto. Le frasi del film prendevano una nuova vita. La visione degli angeli di Wenders diventava la mia visione che confluiva nelle figure antropomorfe di Fausto Melotti (i Sette Savi, 1961 - l’immagine di copertina al post).
L’ossessione per la parola di Wenders che si confronta e si fonde nell’ossessione simbolica delle asciutte sculture di Melotti.

“[…] era notte, adesso è giorno […]” *

E a voi, vi hanno mai detto di mollare?

• Continua a leggermi su HIPORABUNDIA, blog di racconti e recensioni libri


* Le frasi sono tratte da: Il cielo sopra Berlino (1987) di Wim Wenders

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Giovedì, 09 Maggio 2019 18:33

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