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5 domande a Alessandro Barison

Victor Brauner (1903-1966) Conglomeros Victor Brauner (1903-1966) Conglomeros
Lunedì, 21 Settembre 2015 11:47
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Nel mio quotidiano viaggio virtuale tra articoli sulla creatività, sulla comunicazione e sul design ho incrociato Alessandro Barison (creative designer) e il suo bellissimo post "Cos'è il design". È inutile scrivere che è stato amore a prima lettura. Quindi, dopo aver letto l'intervista che mi ha gentilmente concesso, vi consiglio di andare a sbirciare il suo blog.

Buona lettura  

 

1. VISTA
Gli occhi sono il nostro campo base dove iniziamo a educare la nostra percezione e, in qualche modo, a catalogare tutto ciò che ci circonda. Siamo educati per vedere il già noto, ma una mente creativa riesce a guardare anche oltre il vuoto. Nel tuo oltre quale immagine o forma ha fatto scoccare in te la scintilla della creatività?

Se vedere è in qualche modo “riconoscere”, guardare è senza dubbio “conoscere”.
La mente creativa è curiosa, educa se stessa al valore del dettaglio.

Fin da ragazzino mi hanno sempre affascinato le forme d’espressione essenziali, da Lucio Fontana a Giuseppe Ungaretti.

Col tempo e con la maturità professionale ho scoperto forme di essenzialità più complessa, da Carlo Scarpa a Tadao Ando, dal Bauhaus al gruppo Memphis, ma la scintilla creativa che mi ha spinto a sperimentare è derivata probabilmente dalla scoperta del Dadaismo, ai tempi del liceo.

Adoravo giocare con ready-made e collage, è stato come tornare alla manualità del bambino che giocava con i mattoncini Lego, con la visione più matura di una mente giovane che sta formando la propria individualità. 

Foto 1

 

 

2. UDITO
Ascoltare vuol dire porsi in attenzione dell’altro, è un sentire che sfocia in sentimento. Ti è mai capitato che un particolare sentimento ti guidasse emotivamente verso l’idea che stavi cercando? Un suono può diventare un oggetto?

L’ascolto è ricerca, e non c’è vero design senza ricerca.

Non so se un suono può diventare un oggetto, ma può sicuramente dettarne il ritmo, e può condizionare lo stato d’animo del suo creatore, e può certamente diventare atmosfera, come il silenzio della nebbia, il ritmo della pioggia, il cicalare dell’estate.

Foto 2 

3. OLFATTO
Abbiamo una memoria odorosa spesso legata all’infanzia: quali sono gli odori della tua terra che porti sempre con te, nei tuoi ricordi? E come hanno influenzato la tua creatività?

Gli odori dei miei ricordi di infanzia sono sicuramente legati al cibo, dalle cucine di nonne e zie al cibo di mia madre, che mi accompagna fino ad oggi.

Ma gli odori che condizionano la mia creatività sono legati alla materia, dal legno al metallo grezzo, oppure alla carta e all’inchiostro dei libri.

Foto 3 

4. GUSTO
Il gusto è il primo contatto con il mondo. Ancor prima di viverla, la vita la assaporiamo. Il gusto è la percezione di un sapore (amaro, dolce, salato) ma anche di uno stile. Io vedo nei tuoi progetti la ferma ricerca della geometria perfetta. Secondo te, nel design, esiste l’assoluto, una forma capace di vivere di pieni e di vuoti?

Grazie alla scoperta di Kengiro Azuma ho imparato che ogni forma è l’assoluto, che ogni forma è insieme pieno e vuoto, contenuto e contenitore.

Il quadrato è una forma geometrica che mi affascina, per il suo rigore e per la sua modularità, per il suo saper delimitare con fermezza gli spazi e saper accogliere altre forme con semplicità.

Foto 4 

5. TATTO
La creatività, nel design, è un concetto che diventa un corpo funzionale. In un progetto, sia esso per una lampada o per una sedia, bisogna lottare con la materia, farle perdere peso per lasciare spazio all’essenziale. Nel tuo processo di creazione come dosi essenzialità, funzionalità e bellezza? 

Credo che nel processo progettuale sia necessario collaborare con la materia, farle acquisire centralità, e la materia stessa ti guiderà verso la sintesi tra funzione e bellezza.

Non amo il designer-demiurgo, preferisco progettare un oggetto come farei con un viaggio; consapevole del punto di partenza e di quello di arrivo, con le tappe principali pianificate, ma assolutamente inconsapevole dei volti e dei paesaggi che incontrerò sulla mia strada.

Foto 5 

Per finire una domanda fuori dai sensi che con te trasformo in un gioco creativo. Nel tuo post Professione designer: il dub(bio) scrivi che “un designer deve avere tre qualità fondamentali: passione, curiosità, perseveranza”.
Ti va di associare un oggetto di un famoso designer a ognuna di queste qualità e spiegarne il perché?

Mi piace pensare che il design non possa esistere senza una fabbrica, e viceversa.

Quindi se penso alla passione mi vengono in mente Steve Jobs e Jony Ive, un imprenditore e un designer che sulla passione hanno creato un impero.

Se penso alla curiosità mi vengono in mente Dino Gavina e i fratelli Castiglioni, che ci hanno lasciato delle intramontabili icone frutto di una progettualità quasi giocosa.

Se penso alla perseveranza mi vengono in mente Adriano Olivetti e Ettore Sottsass che insieme, con impareggiabile fermezza, hanno scardinato la diffidenza per il bello nel mondo dell’industria mondiale.

Se penso a quale designer abbia davvero trovato la sintesi perfetta tra passione, curiosità e perseveranza, mi vengono in mente il maestro Bruno Munari e la coppia Charles & Ray Eames.

 

Per info e contatti: Alessandro Barison - Abitudinicreative

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Martedì, 22 Settembre 2015 07:38

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