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Quando la creatività è una scintilla

Quando la creatività è una scintilla ©MimmaRapicano
Martedì, 31 Marzo 2015 20:17
(3 Voti)
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Cosa hanno in comune Ferito a morte di Raffaele La Capria e Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald?

Un’occasione mancata. La Grande Occasione Mancata.

La scorsa estate ho letto Il grande Gatsby: è uno di quei romanzi che non dimentichi, che riaffiora di tanto in tanto, una scrittura solo all’apparenza sottile e leggera.
Il mese scorso, invece, ho incontrato Ferito a morte di La Capria: un vortice di parole. Ammetto, senza vergogna, che ho avuto una grande difficoltà a superare le prime pagine. Mi sembrava un libro ostile, che mi allontanava ad ogni tentativo di attracco. Eppure vi assicuro che una volta entrati nel racconto di Palazzo Medina, abbagliati dalla sua luce e dal vivido profumo di una città come Napoli, difficilmente ne uscirete senza portarvi dietro qualche emozione o un ricordo.
Mentre leggevo Ferito a morte, non so per quale mia strana associazione, ho accostato i personaggi delle due opere narrative.
Ed ecco la scintilla.


Nei due romanzi, i personaggi sono impigliati in un passato amoroso irrisolto. In loro sono così costantemente presenti il ricordo e l’amore per una donna mai avuta fino in fondo che, per tutta la vita, inseguiranno la cosiddetta Grande Occasione Mancata. Vive in un sogno, come sospeso, Massimo De Luca, il protagonista di Ferito a morte; e fino alla morte, invece, mentre cerca di afferrare e trarre a sé quello che crede gli appartenga, vi ci resta Jay Gatsby.

Ma cosa c’entrano questi due romanzi con la creatività?
A chi non è capitato di avvertire la rabbia per aver sfiorato la grande occasione, la grande idea non giunta al momento giusto, il potenziale cliente perso per una banalità.
Spesso è solo questione di atteggiamento, di velocità, di azione. Uscire dai sogni e rimettersi a mercanteggiare con la realtà. E in questo tornare alla realtà capita spesso di avere gli occhi verso il basso mentre si osserva la strada e i propri passi per non cadere o ricadere nell’errore. È questo il momento in cui può sopraffarci la paura. (Su creatività e paura vi consiglio un bell’articolo di Riccardo Scandellari, Il nemico della creatività).

E allora? Cosa c’entra la creatività?
La creatività è il frutto di follia e concretezza, è riuscire a guardare anche nell’angolo più buio dove nessuno guarderebbe mai, è imboccare strade secondarie lasciando quelle più comode e non accidentate.

libriFollia e concretezza io li ho trovati in due libri per me molto importanti:
Le Fabbriche di Scintille di Ambrogio Borsani e Sei scarpe per ogni occasione di Edward de Bono.

Borsani ci descrive le vite e i metodi di alcuni dei più “grandi creativi” della storia, da Kant a Picasso, fino a John Cage. È un libro da leggere perché fa capire come l’atto creativo sia spesso così personale e sintesi di manie, studio, casualità e coraggio.
Quando lessi questo libro, il capitolo che mi colpì fu quello degli “arrischiati”.
Heidegger definisce arrischiati “[…] coloro che si mettono in gioco senza protezione e accettano di affrontare il rischio della missione […] Ciò che minaccia l’uomo nella sua esistenza è la convinzione che la produzione tecnica metterà in ordine il mondo […] L’essenza della tecnica va verso il giorno con estrema lentezza”.
Per Kafka, invece, l’atto del creare è come un parto straziante, “L’opera nasce, ma il partoriente scompare nell’abisso degli arrischiati”.

Esistono oggi gli arrischiati? Coloro che cercano terre fertili, che arrivano al centro della terra per risalirne, forse ammalati, ma con nuova linfa?
L’atto creativo non è solo frutto di romantica ispirazione, per creare bisogna nutrirsi e ubriacarsi di curiosità, ferirsi se necessario.

Ma non basta. La creatività vuole anche concretezza e qui torna utile leggere il metodo delle Sei scarpe per ogni occasione di De Bono.
L’autore, come già fatto per il volume Sei cappelli per pensare, utilizza la metafora delle sei diverse tipologie di scarpe da indossare per affrontare altrettante diverse situazioni e agire di conseguenza.
Tra le sei scarpe descritte da De Bono, quella che trovo più vicino al mio concetto di creatività sono le “scarpe da tennis grigie”.
“Le scarpe da tennis non fanno rumore: possiamo andare in giro senza farci notare, Ci servono per osservare, ascoltare, esplorare, ma in modo rilassato e tranquillo. […]”


Indossare le scarpe da tennis significa raccogliere informazioni silenziosamente, con metodo e parsimonia, dati che andranno poi esaminati ed elaborati.
Queste scarpe, aggiungo io, permettono di fare lunghe passeggiate, di staccare quando sei alla ricerca ossessiva di un’idea. Quell’idea che poi ti sussurrerà all’orecchio proprio quando meno te lo aspetti, o che ti verrà incontro dalla Foresta Vergine di un libro.

Per quanto sull’argomento abbiano scritto in molti e più autorevoli di me, io credo che non si smetta mai di cercare la propria strada, magari illuminata soltanto dal tenue bagliore di una scintilla. Soprattutto quando si ha un’indole incline alla creatività. E se poi qualcosa - com’è anche giusto che sia - ci dovesse sfuggire tanto da non poterla più raggiungere, pazienza! Avremo anche noi fatto esperienza della Grande Occasione Mancata.

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Giovedì, 09 Maggio 2019 18:35

Commenti   

0 #4 Mimma RAPICANO 2015-04-03 11:08
Citazione Ivano:
Scarpe da tennis sempre! Complimenti Mimma.

Grazie Ivano per aver letto il mio post. Magari istituiamo il circolo dei creativi con le "scarpe da tennis" :-)
Buon fine settimana
Mimma
Citazione
0 #3 Ivano 2015-04-03 10:55
Scarpe da tennis sempre! Complimenti Mimma.
Citazione
0 #2 Mimma RAPICANO 2015-04-01 21:48
Citazione Renato:
Bello Mimma. E' stato emozionante leggerti. Sarà bello seguirti in questa bella avventura.

Grazie mille Renato, sono molto contenta che ti sia piaciuto questo post. In questo spazio voglio condividere le mie passioni e non è escluso che presto scriverò della mia "visione" dell'architettura. A presto.
Citazione
0 #1 Renato 2015-04-01 21:15
Bello Mimma. E' stato emozionante leggerti. Sarà bello seguirti in questa bella avventura.
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