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Qualche giorno fa Francesco Ambrosino, partendo da un’idea di Rita Fortunato, in un suo articolo ha lanciato una sfida ai blogger e non: stilare il proprio #CurriculumDelLettore.
Da appassionata lettrice non potevo non cogliere la sfida, ed eccomi qui con un articolo dedicato esclusivamente alle mie letture, ai miei autori preferiti, a quelle pagine che mi hanno cambiato la vita per sempre e in maniera indelebile.

Ho iniziato a leggere tardi, Pirandello è stato il primo autore che ho incontrato nel mio lungo percorso di lettrice. Allora, la vera emozione fu il primo contatto con l’oggetto libro, un misterioso accumulo di carta e di parole, una quantità di pagine che regalavano, ogni volta, un nuovo viaggio e una nuova scoperta.

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Oggi non ho avuto la forza di affrontare i quattrocento e più scalini che mi separano dal resto del mondo. Sono qui, sul ventoso e assolato terrazzo della Monachedda, il nome siciliano che i miei amici hanno dato alla loro casa di Alicudi, in compagnia di uccelli e calabroni.

Ogni tanto il raglio di un mulo, sul terrazzamento vicino, rompe il silenzio di questa ventosa mattina di luglio. Tutt’intorno una fitta foschia isola lo sguardo, l’unica terra prossima che posso scorgere è Filicudi e poi, sbiadita come un miraggio, Salina con i suoi monti “gemelli”.

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Nell’arco di poche ore, tra un’alba e un tramonto, ho letto due libri, piccoli per numero di pagine ma di grande intensità, che hanno ispirato questo breve post.
Si tratta di “Gabriel Garcia Marquez - Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno” a cura di Rodolfo Braceli (Giulio Perrone Editore 2014) e “Quando siete felici fateci caso” di Kurt Vonnegut (Minimum Fax 2015).

Mi sono persa in un labirinto di felicità e consapevolezza...

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Eccoci all’ultima regola “Vivere la meraviglia della prima volta” ovvero l’arte del conservare le emozioni.
A tutti è capitata una prima volta, quella che non si dimentica mai, quella sensazione, quell’avvenimento, quell’incontro che porteremo sempre con noi. Quante prime volte abbiamo avuto? Forse più di quante noi stessi vogliamo ammettere. Certo, qualcuna sarà stata rimossa oppure è lì nascosta per riaffiorare nel momento giusto...

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Vivere di ossessioni

Lunedì, 01 Giugno 2015 14:58

Un giorno, ormai lontano, qualcuno mi disse “Tu non sarai mai una grafica, questo lavoro non fa per te, cerca altro.”
Quel giorno avevo 19 anni, appena diplomata, piena di fiducia, sognavo un futuro di trionfi (succede, quando si è giovani).
Capirete che effetto dirompente ebbe su di me quella frase.
MOLLARE! Qualcuno, senza nemmeno conoscermi tanto, mi diceva di mollare ancor prima di aver iniziato, ancor prima di tutto. Forse qualcun altro si sarebbe arreso subito, forse lo avrei fatto anch’io se non fosse stato per l’ossessione dolorosa che avevo per questo “mestiere”.

“[…] perché io sono io, e perché sono qui e non lì […]” *

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