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La conoscenza empirica che si ha dell’altro, diciamolo, è spesso arbitraria e chi percepisce lascia circolare impunemente le sue interpretazioni.

La goffa scrivi-scrivi che è in me crede che la percezione sia un grande equivoco e quel che ne vien fuori è il distorto dialogo tra due persone.
Me lo immagino l’incontro, due storie che si fronteggiano e lo scontro con la materialità dei loro corpi è inevitabile.
Ma i corpi sono un limite invalicabile, una tela amorfa e mal dipinta, che anelano il dovuto riconoscimento nella realtà.
“La realtà non è il reale”, mi dice un amico filosofo. “Attenta a cosa scrivi, i discepoli di Lacan potrebbero infuriarsi”.

Ma poiché io sono una goffa scrivi-scrivi faccio come mi pare, sono il buffone di corte e mi prendo il lusso di imbrattare i vostri schermi con le mie assurde teorie.

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IL DONO

Venerdì, 06 Maggio 2016 15:23

“… sbircio un cielo che trema di luci come il mare d’agosto trema di alici…” E. De Luca

Eccomi di nuovo a scrivere le mie impressioni sul libro appena finito, l’ennesimo passaggio che uno scrittore mi ha dato verso un luogo prima sconosciuto e che ora farà parte dei miei ricordi.

La lettura di Montedidio di Erri De Luca è stato quel silenzioso passaggio che ha calzato le mie ore, ha guastato il chiasso di questo vicolo per farne luce e quiete.
Ho afferrato e stretto la mano dell’autore e, senza alcuna resistenza, ho percorso il libro dalla prima all’ultima pagina, muta e vigile come un pesce incantato.

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La filosofia dello zerbino

Venerdì, 22 Aprile 2016 14:42

È sulla soglia di casa che si ferma tutto il male del mondo.

Ci indigniamo furiosamente per le cose brutte che vediamo scorrere sullo schermo del nostro computer oppure in tv.

Ci sentiamo parte del tutto se anche la rabbia è comune e condivisa e allora sfoggiamo bandiere di pace nei nostri profili social oppure sosteniamo proteste purché restino fuori dalle nostre abitazioni.

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"Ogni cosa ha la sua ora"

Lunedì, 18 Aprile 2016 14:32

Quando finisco di leggere un libro, un bel romanzo corposo e intenso come "Il giorno del giudizio" di Salvatore Satta, mi ritrovo orfana e spaesata.
Perché è questo che fa un buon libro, ti trascina lontano per poi riportarti dove tutto è iniziato.

E mi ritrovo all’alba a riflettere sul romanzo appena terminato e mi abbandono a questo senso di vuoto che mi prende mentre cerco le parole giuste per descriverlo.

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Silenzi ovvero di anfore e confini

Venerdì, 08 Aprile 2016 17:09

Diamo un nome alle emozioni e ai momenti importanti che segnano il passo della nostra vita. I nomi ci servono per alimentare i ricordi e dare loro un valore assoluto ed eterno.

Ci danno un nome per riempire lo spazio vuoto tra noi e il mondo e con le parole ci illudiamo di dominare quello spazio spesso logoro e albino. Ma le parole amano la libertà, l’aria, la luce e il ribrezzo per la nostra finitezza s’interpone tra noi e l’infinito, tra noi e un linguaggio che non ci appartiene.

Quello che facciamo non è altro che scavare solchi entro cui far scorrere segni per giustificare il nostro stare al mondo, perché abbiamo un nome e perché possediamo la parola.

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